Festività Ebraiche 2012 PDF  | Stampa |  E-mail

Titolo: Shavu' òth Data:Domenica 27 Maggio, 08:00

Sette settimane dopo la festa di Pèsach, il 6 del mese di Sivan del calendario ebraico si celebra per due giorni la festa di Shavu' òth, o delle Settimane, che, secondo la tradizione rabbinica, ricorda la promulgazione dei Dieci Comandamenti avvenuta sul Monte Sinài e la presentazione delle primizie al Santuario.
Lo sfondo agricolo trapela nell’abitudine di addobbare con fiori e piante la sinagoga, per tutto il resto dell’anno priva di questo ornamento. Si usa trascorrere la prima notte di Shavu' òthstudiando e leggendo il libro di Ruth.
E’ tradizione consumare un pasto a base di latticini, in quanto il bianco del latte simboleggia il candore e la purezza della Torah; inoltre, la ghematria delle lettere che compongono la parola chalav, latte, corrisponde a 40, che sono i giorni in cui Mosè rimase sul Monte Sinài per ricevere le tavole della Legge.

Titolo: DIGIUNO DEL 17 TAMUZ Data:Domenica 8 Luglio, 08:00

Il 17 Tammuz è giorno di digiuno: ricorda la rottura delle tavole da parte di Mosé, la breccia nelle mura di Gerusalemme fatta dai Babilonesi nel 586 a.e.v. e dai Romani nel 70 e.v.

Il 9 Av è giorno di digiuno: ricorda la distruzione del primo e del secondo Tempio di Gerusalemme e altre gravi vicende della storia ebraica, come la cacciata degli ebrei dalla Spagna (1492).

Le tre settimane che vanno dal 17 di Tammuz al 9 di Av sono considerate periodo di lutto e vengono chiamate Ben hametzarim, espressione che significa “tra le ristrettezze”, presa dal libro delle Lamentazioni di Geremia (1:3). Durante questo periodo, sono prescritti alcuni divieti che creano un’atmosfera di progressiva mestizia: non si celebrano matrimoni, non si indossano abiti nuovi, non si mangiano primizie, ci si astiene dal mangiare carne e dal bere vino. Sono inoltre proibite le manifestazioni di gioia, feste, ascolto di musica.

Titolo: Digiuno del 9 di Av Data:Mercoledì 29 Agosto, 08:00

17 Tammuz 5769 -   9 Av 5769

Il 17 Tammuz è giorno di digiuno: ricorda la rottura delle tavole da parte di Mosé, la breccia nelle mura di Gerusalemme fatta dai Babilonesi nel 586 a.e.v. e dai Romani nel 70 e.v.

Il 9 Av è giorno di digiuno: ricorda la distruzione del primo e del secondo Tempio di Gerusalemme e altre gravi vicende della storia ebraica, come la cacciata degli ebrei dalla Spagna (1492).

Le tre settimane che vanno dal 17 di Tammuz al 9 di Av sono considerate periodo di lutto e vengono chiamate Ben hametzarim, espressione che significa “tra le ristrettezze”, presa dal libro delle Lamentazioni di Geremia (1:3). Durante questo periodo, sono prescritti alcuni divieti che creano un’atmosfera di progressiva mestizia: non si celebrano matrimoni, non si indossano abiti nuovi, non si mangiano primizie, ci si astiene dal mangiare carne e dal bere vino. Sono inoltre proibite le manifestazioni di gioia, feste, ascolto di musica.

Titolo: Rosh ha-Shanah Data:Lunedì 17 Settembre, 08:00

La luna e le sue fasi bizzarre e ricorrenti affascinarono in modo particolare nei tempi antichi i nostri avi, che, appunto basandosi su di queste, determinarono la divisione del tempo. L’anno ebraico è dunque un anno lunare e si basa sulle lunazioni, cioè il periodo in cui la luna passa attraverso tutte le sue varie fasi. Il mese perciò dura 29 o 30 giorni. L’anno ebraico è composto di dodici mesi. Per adeguarsi all’anno solare, usato dai popoli tra cui viviamo, e formato da 365 giorni, circa sette volte in 19 anni, viene aggiunto un tredicesimo mese dettoVaadàrAdàr Shenì. L’anno di 13 mesi viene chiamato “embolismico” e quello normale peshutà.

Il primo giorno del mese e il trentesimo del mese precedente, se c’è, si chiamano Rosh Chòdesh, capo mese, e sono giorni per certi aspetti festivi. Gli anni ebraici partono dalla “creazione del mondo” secondo l’era ebraica.

Il capodanno ebraico si chiama Rosh Ha-Shanah (o Rosh Hashanà), che segna l’inizio dell’anno civile e cade il primo di Tishrì. Per completezza, aggiungiamo che nella Torà Nissàn è considerato il primo mese, in quanto gli Ebrei, in questo periodo, uscirono dalla schiavitù d’Egitto, diventando un vero popolo. Il primo di Nissàn è quindi chiamato Rosh Hashanà lamelakhìm velaregalìm (per i re e per le feste) ed è considerato il capodanno religioso. Ricordiamo anche Rosh Hashanà lailanòt, che cade il 15 di Shevàt; che è il capodanno degli alberi, e segna l’inizio dell’anno agricolo.

I mesi del calendario ebraico sono: Tishrì (sett.-ott.), Cheshvàn (ott.-nov.), Kislèv (nov.-dic.), Tevèth (dic.-gen.), Shevàt (gen.-feb.), Adàr (feb.-mar.), Nissàn (mar.-apr.), Iyàr(apr.-mag.), Sivàn (mag.-giu.), Tamùz (giu.-lug.), Av (lug.-ago.), Elùl (ago.-set.)

Qualche giorno prima di Rosh Ha-Shanah è uso piantare in un piatto di grano e di granoturco. Alla vigilia di Rosh Ha- Shanah e Kippur si usa visitare il cimitero, curare la propria persona e chiedere scusa. La prima sera di Rosh Ha-Shanah, dopo il kiddush, prima dell’inizio della cena, in segno di buon augurio si mangiano dei cibi speciali e si recitano delle formule augurali. Al mattino è mizvà ascoltare il suono dello Shofar.

E’ bene che anche le donne e i minori, anche se sono formalmente esenti, ascoltino il suono dello Shofar. Il tema principale dei dieci giorni che vanno da Rosh Ha-Shanah a Kippur è la Teshuvà, il pentimento e il ritorno a Dio; Rosh Ha-Shanah è comunque Yom tov, cioè giorno di festa in cui è mizvà mangiare e bere.

Anche la seconda sera di Rosh Ha-Shanah si dice Shehecheyànu nel kiddush (la benedizione per le cose nuove) ma è bene avere sulla tavola delle primizie in modo da giustificare la ripetizione di questa benedizione.

Titolo: Yom Kippùr Data:Mercoledì 26 Settembre, 08:00

Durante l’intera giornata sono in vigore tutte le regole di osservanza del Sabato, più altri divieti specifici: mangiare e bere, lavarsi (anche i denti), spalmarsi creme, calzare scarpe di pelle, avere rapporti sessuali. I minori sono esentati dai divieti specifici di Kippur, ma negli ultimi anni che precedono il bar/bat mizvà vanno educati progressivamente all’osservanza di queste norme. Le puerpere, le donne incinte, le donne che allattano e i malati devono rivolgersi a un Rabbino per sapere come comportarsi.

Il digiuno termina dopo l’Havdalà e non dopo il suono della Shofar.

La sera dell’entrata del Kippur si indossa ilTallet durante la preghiera di arvit (si inizia quando è ancora giorno per poter dire la benedizione: “Baruch atta A-donai E-loenu melech aolam asher kiddeshanu bemizvotav vezivvanu leitattef bezizit“).

Alla fine del digiuno si fa l’Havdalà omettendo la benedizione sui profumi. Per la benedizione sul fuoco (“Borè meorè haesh“), si deve accendere la candela usando un fuoco che sia rimasto acceso fin dalla vigilia. Subito dopo la fine di Kippur si inizia la costruzione della Sukkà.

Titolo: Sukkòth Data:Lunedì 1 Ottobre, 08:00

Sukkot e’ la festa agricola dell’autunno. Nella Torah, Sukkot è chiamata Hag Haassif (festa del raccolto – Esodo 23:16, 34:22). All’epoca biblica la sua importanza era tale da essere chiamata Hehag (la festa) per antonomasia (1 Re 23, 42). La festa e’ il ricordo di un importante evento storico, il cammino degli ebrei nel deserto verso la terra di Israele. La Torah identifica la Sukkà (capanna) con le dimore temporanee degli israeliti durante questo viaggio nel deserto (Levitico 23, 42) da cui il nome di SukkotHag haSukkot (letteralmente: festa delle capanne).

Piu’ delle altre feste di pellegrinaggio, Sukkot ha conservato un carattere agricolo ed e’ chiamata ancheHag Haassif (festa del raccolto) o Zeman simhatenu(momento della nostra gioia). L’attenzione posta sul raccolto e l’abbondanza portano un cambiamento radicale e benvenuto dopo l’austerita’ delle solenni feste di Rosh Ha-Shanah e di Yom Kippur. Tutte le feste di pellegrinaggio sono dei momenti di gioia, ma l’atmosfera di questa festa e’ particolarmente lieta. La gioia è un elemento essenziale legato a Sukkot, ma anche nel momento della gioia, la struttura temporanea e fragile della Sukkà, il precetto più caratteristico della festa, ci ricorda la fragilita’ della vita.

Tra il tetto della Sukkà e il cielo non deve esserci alcuna interruzione. Il tetto deve essere fatto di materiale vegetale staccato da terra (rami, foglie, cannucciati per la copertura dei tetti, ecc.). Si deve poter intravedere il cielo attraverso il tetto. La Sukkà deve avere almeno tre pareti, che possono essere fatte con qualsiasi materiale (anche in muratura). Durante la festa, la Sukkà dovrebbe divenire la residenza fissa fino al giorno di Hosha’ anà Rabbà; compatibilmente con il clima italiano, ciò significa che bisogna almeno consumarvi i pasti. E’ mizvà mangiare pane in sukkà la sera del primo e del secondo giorno. Si dice la benedizione Lishev Basukkà (sedersi nella capanna), solo quando si mangia pane o almeno 240g di dolci fatti con farina. Se piove in abbondanza non si ha l’obbligo di risiedere nella Sukkà.

La seconda caratteristica della festa è il mazzo di quattro specie che è composto da unramo di palma (lulavdue di salice (aravà), tre di mirto (hadase un cedro (etrog): nei giorni di Sukkot, si prende il Lulav con la destra e il cedro con la sinistra, li si agita ai quattro punti cardinali, in alto e in basso, dopo aver detto la relativa benedizione.

Giorni di Chol Ha Mo’ed – In questi giorni non si mettono i Tefillin (italiani e sefarditi). E’ opportuno diversificare questi giorni da quelli feriali limitando per quanto possibile le proprie attività. E’ comunque permessa qualsiasi attività il cui rinvio potrebbe procurare dei danni. Di Chol Ha Mo’ed si recita Musaf.

Hoshà anà Rabbà – Il settimo giorno di Sukkot è Hoshà anà Rabbà: in questa giornata si fanno sette giri intorno alla Tevà con il lulav e si recitano delle particolari preghiere durante le quali si usa agitare dei rametti di salice (‘aravà) che alla fine della preghiera vengono battuti per terra: si usa conservare ciò che rimane di questi rami fino alla vigilia di Pesach per bruciarvi il chametz.

Shminì  Atzeret – Si mangia in Sukkà senza dire la relativa benedizione. Si diceShehechejànu durante il kiddush. A Musaf si inizia a dire Mashiv harùach umorid ha-Gheshem (“che fa soffiare il vento e fa cadere la pioggia”). La sera dopo non si mangia inSukkà.

Simchat Torah – La “gioia della Torah”, giorno in cui il Chatan Torah viene chiamato alla lettura dell’ultimo brano della Torah. Sefarditi e ashkenaziti iniziano anche il nuovo ciclo di lettura della Torah. Gli italiani leggono l’inizio della parashà di Bereshit da un libro stampato. Si fanno le Hakkafot – i sette giri con i sefarim – intorno alla Tevà.

Titolo: Hosha’ Anà Rabbà Data:Domenica 7 Ottobre, 08:00

Hoshà anà Rabbà – Il settimo giorno di Sukkot è Hoshà anà Rabbà: in questa giornata si fanno sette giri intorno alla Tevà con il lulav e si recitano delle particolari preghiere durante le quali si usa agitare dei rametti di salice (‘aravà) che alla fine della preghiera vengono battuti per terra.

Si usa conservare ciò che rimane di questi rami fino alla vigilia di Pesach per bruciarvi il chametz.

Titolo: Shminì Atzeret e Simchat Torah Data:Lunedì 8 Ottobre, 08:00

Shminì Atzeret – Si mangia in Sukkà senza dire la relativa benedizione. Si dice Shehechejànu durante il kiddush. A Musaf si inizia a dire Mashiv harùach umorid ha-Gheshem (“che fa soffiare il vento e fa cadere la pioggia”). La sera dopo non si mangia in Sukkà.

Simchat Torah – La “gioia della Torah”, giorno in cui il Chatan Torah viene chiamato alla lettura dell’ultimo brano della Torah. Sefarditi e ashkenaziti iniziano anche il nuovo ciclo di lettura della Torah. Gli italiani leggono l’inizio della parashà di Bereshit da un libro stampato. Si fanno le Hakkafot – i sette giri con i sefarim – intorno alla Tevà.